Perchè e come scegliere i compagni di gioco del proprio cane

Il gioco per i cani è una cosa seria, è importantissimo ed è molto più di solo divertimento, come abbiamo visto più volte (tra gli altri, qui). Si può dire senza paura di esagerare che per i cani il gioco è una scuola di vita.

Oggi ci occupiamo dei compagni di gioco, un argomento correlato al gioco e alla socializzazione su cui difficilmente ci si sofferma ma che è molto rilevante per la serenità delle creature pelose.

La realtà dei cani, infatti, è che non va bene chiunque come compagno di gioco e nella vita che hanno i quadrupedi, in cui hanno minima se non nessuna libertà di scelta, ricade sui proprietari fare attenzione ai soggetti con cui si stabiliscono contatti così da ridurre al minimo il rischio che gli incontri siano spiacevoli e lascino tracce negative nella memoria e possibilmente nei comportamenti futuri del cane.

Come orientarsi nella scelta dei compagni di gioco del proprio cane? Quali fattori considerare? L’educatrice americana Karen B. London offre qualche suggerimento in un articolo su The Bark.

Vediamo.

Gli altri proprietari

Una variabile importante nella vita con il cane sono gli altri proprietari e gli accompagnatori dei cani. E lì fuori c’è di tutto. Ci sono gli adepti del ‘i cani sono cani‘ , ci sono quelli che esisto solo io, ci sono i paurosi, ci sono gli irresponsabili, ci sono i menefreghisti, ci sono i so tutto io, ci sono gli attenti, ci sono gli aggressivi, ci sono i selettivi, etc. etc. Tendenzialmente, ed è anche non poco ovvia come considerazione, è più facile trovarsi bene con i cani che hanno proprietari o accompagnatori con una visione del cane simile ed una gestione della creatura compatibile alla propria.

Che i cani si piacciano

Abbiamo visto più volte, i cani non si piacciono tutti tra di loro e forzare interazioni, ad esempio costringendo a stare nelle aree cani o avvicinandosi sempre e comunque agli altri cani, ha un potenziale di rischio molto alto. Può essere fonte di stress inutili e causa di comportamenti ‘difficili’. Un criterio, anche questo tendente all’ovvio, per selezionare i compagni di gioco dei cani è ascoltare le creature, capire quando sono positivamente interessate a qualcuno, gestire correttamente l’incontro e poi, come dice il saggio, se sono rose fioriranno 🙂 .

Lo stile di gioco

Come si può facilmente notare osservando cani che giocano, non tutti giocano nello stesso modo. Alcuni amano inseguirsi, rotolarsi, saltarsi addosso mentre altri sono molto più tranquilli e pacati. Un buon gioco è uno in cui entrambe le creature stanno bene e si divertono e perchè sia così, trovare un compagno con uno stile di gioco compatibile è importante.

Le dimensioni

Tra i tanti aspetti affascinanti del gioco dei cani c’è il self-handicapping in cui un cane di fatto si autolimita per mettersi al livello dell’altro. E’ un segno che la taglia non è un elemento determinante per lo svilupparsi di una relazione di amicizia tra cani. Detto questo, il gioco tra cani di taglia simile è per certi aspetti più sicuro ed evita il rischio che anche del tutto inavvertitamente qualcuno si faccia male.

La correttezza

Abbiamo visto (tra gli altri nell’articolo citato all’inizio) che una delle regole che viene seguita dai cani durante gioco è la correttezza, ce lo dice il celebre etologo Mark Bekoff che ha dedicato anni di studio al gioco dei cani. Non è un caso che una delle caratteristiche che si vuole per il compagno di gioco del proprio cane è che si comporti correttamente, che conosca le regole e le rispetti. L’esperienza di gioco deve essere piacevole e non è così se uno dei due non è corretto e di conseguenza l’altro si sente sovraffatto o è addirittura spaventato dalle dinamiche dell’interazione.

L’età dei cani

Come per la taglia, l’età dei cani non è una discriminante per le loro interazioni o la loro amicizia, particolarmente quando sono le creature a scegliersi. Detto questo, se un cane più anziano può essere un grande maestro di vita per un giovane, non è detto che possa fisicamente sostenere e/o psicologicamente tollerare l’esuberanza giovanile ed è facile che, disturbato dal modo di comportarsi dell’altro, agisca di conseguenza ed esprima chiaramente, e caninamente, il suo fastidio. E può essere tutto meno che piacevole. Nel caso di cani di età molto diversa, l’esigenza di fare attenzione è dovuta da un lato a tutelare il più anziano dal giovane che non ascolta i segnali, che non capisce o non vuol capire che ‘no vuol dire no‘, e dall’altro, a proteggere un giovane non necessariamente maleducato da una reazione troppo dura che potrebbe spaventarlo ed avere strascichi negativi nelle sue future interazioni con altri cani.

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