L’attaccamento non è un capriccio emotivo
La teoria dell’attaccamento sviluppata dallo psichiatra-psicoanalista John Bowlby ha profondamente trasformato la comprensione del legame affettivo. Bowlby ha spiegato che l’attaccamento non è un capriccio emotivo ma un bisogno biologico fondamentale.
Il neonato nasce con un sistema di attaccamento innato, ricerca la prossimità di una figura protettrice per assicurare la propria sopravvivenza e quando questa figura (solitamente un genitore) risponde in modo stabile e rassicurante il bambino sviluppa un attaccamento sicuro, impara che il mondo è affidabile e che può esplorare il suo ambiente tornando verso la base sicura in caso di stress.
Quando invece le risposte sono imprevedibili, assenti o non danno sicurezza emergono stili di attaccamento diversi, l’ansioso, l’evitante o il disorganizzato.
Tutti gli stili di attaccamento influenzano il modo in cui l’individuo si relaziona nell’età adulta: fiducia in sé, dipendenza affettiva, paura dell’abbandono, difficoltà a impegnarsi.
Ciò che Bowlby ha dimostrato è che l’attaccamento è un meccanismo di sopravvivenza prima di essere una questione di sentimento: il legame precede l’autonomia, la sicurezza precede l’esplorazione.
Un fenomeno che non riguarda solo gli umani
Questo fenomeno non riguarda solo gli umani: nei cuccioli di Cane pet l’attaccamento al proprietario ha una funzione simile e il cucciolo che subisce una rottura brutale dell’attaccamento – con sua madre o con il proprietario impaziente di vederlo comportarsi da adulto – tende a sviluppari seri problemi tra cui l’ansia e, nei casi più gravi, vero e proprio deperimento. Nei casi più estremi, l’assenza totale di legami affettivi compromette addirittura la sopravvivenza.
I cuccioli di Cane, proprio come i bambini, hanno bisogno di una figura di attaccamento stabile per regolare il proprio stress, esplorare l’ambiente e svilupparsi armoniosamente. E’ il motivo per cui alcuni cuccioli ceduti troppo presto sono predisposti a problemi dell’attaccamento quando arrivano nella loro nuova casa e i proprietari non prendono seriamente il ruolo affettivo.
In conclusione
Che si tratti di bimbo umano o di piccolo Cane, l’attaccamento non è un debolezza ma una necessità vitale.
E’ una questione di neurobiologia: il legame che dà sicurezza permette l’autonomia futura.
In altre parole, il cucciolo potrà diventare autonomo perché è stato profondamente attaccato al suo proprietario.
E’ quindi importante lasciare che i cuccioli si stacchino al loro ritmo, non siano pressati perché diventino presto adulti, solo quando saranno convinti (attraverso le emozioni) di poter contare sui loro umani di riferimento diventeranno certi (con la ragione) di poter dormire da soli, di occupare il tempo senza gli umani, di vederli andare via serenamente e vederli tornare senza pensare che siano stati via troppo a lungo.
Fonte: Audrey Ventura, Cynoconsult
