L’Alzheimer dei cani: la sindrome da disfunzione cognitiva

I cani hanno diverse fasi della vita e nella terza età possono soffrire di sidrome da disfunzione cognitiva (CCD) o demenza senile, che ha tanto in comune con l’Alzheimer che colpisce gli umani.

Un recente studio condotto da Sarah Yarborough della University of Washington ha analizzato le caratteristiche dei cani che soffrono di disfunzione cognitiva. La sindrome è molto diffusa nella popolazione canina e sia per i proprietari sia per i veterinari è complessa da gestire e si spera che conoscere di più le caratteristiche dei cani in cui appare, oltre alle sue manifestazioni sia comportamentali sia fisiologiche, possa aiutare nella prevenzione, nel riconoscimento dei sintomi e quindi nella diagnosi, possibilmente precoce, e per lo sviluppo di eventuali terapie.

E’ l’argomento di cui ci occupiamo oggi.

Lo studio ha analizzato i dati relativi a 15.019 cani iscritti ad un progetto chiamato Dog Aging Project, di questi l’1,4% soffriva della sindrome da disfunzione cognitiva. Vediamo alcune delle cose che sono state scoperte.

I segni clinici della sindrome da disfunzione cognitiva nei cani

In generale, in un processo simile a quello che vivono gli umani, anche nei cani la funzione cognitiva declina con il passare degli anni. Tra declino naturale della funzione cognitiva (ad esempio il diverso funzionamento della memoria nei cani anziani rispetto ai giovani e agli adulti) e sindrome da disfunzione cognitiva ci sono però differenze importanti. La sindrome ha segni clinici, legati all’apprendimento, a problemi di memoria, alla perdita di percezione spaziale, ad interazioni sociali alterate e a disturbi del ritmo del sonno. Ha anche alcune caratteristiche neuropatologiche – che condivide con l’Alzheimer degli umani – tra cui la deposizione di placche di proteina beta amiloide.

Le caratteristiche dei cani

Dei cani soggetti dello studio sono stati considerati, tra gli altri, il sesso, il peso, l’eventuale sterilizzazione, il livello di attività – non attivo, moderatamente attivo e molto attivo; le eventualità comorbidità – tra queste, tumori, malattie endocrinologiche, malattie renali, malattie autoimmuni, traumi, malattie infettive, malattie ematologiche, malattie neurologiche, problemi osteoarticolari, malattie epatiche, disordini gastrointestinali, malattie respiratorie, patologie cardiache, malattie dermatologiche, patologie del cavo orale, patologie oculari, problemi agli occhi e alla vista, patologie delle orecchie – e il punto della vita in cui si trovavano in base all’aspettativa di vita.

Il peso dell’età

Un dato confermato è che la sindrome da disfunzione cognitiva è una compagna dell’invecchiamento: con il passare degli anni aumenta in modo esponenziale la prevalenza nella popolazione. La probabilità di essere diagnosticato con la sindrome da disfunzione cognitiva aumentavano quasi del 52% per ogni anno in più di età del cane.

Disfunzione cognitiva e livello di attività

E’ stata individuata una relazione inversa tra livelli di attività e sindrome da disfunzione cognitiva: nei cani poco o niente attivi la probabilità di sviluppare la sindrome rispetto ai cani attivit era quasi 7 volte maggiore. A proposito dell’attività, l’autrice dello studio evidenzia come alcune ricerche hanno dimostrato che l’esercizio fisico può proteggere dallo sviluppo di markers biologici dell’Alzheimer e dallo sviluppo dei segni comportamentali tipici della malattia e numerose ricerche sugli umani hanno mostrato che esiste una associazione inversa tra esercizio e Alzheimer. Una ipotesi è che ciò dipenda da diversi meccanismi biologici, tra cui una riduzione di citochine pro-infiammatorie nel cervello, e i ricercatori ipotizzano che gli stessi meccanismi siano in funzione nei cani attivi rispetto ai non attivi.

Altri fattori di rischio

Una storia di disturbi neurologici, patologie oculari o problemi agli occhi o alla vista e/o patologie delle orecchie sono stati associati ad un maggiore rischio di sviluppare la sindrome da disfunzione cognitiva. L’ipotesi è che in questi casi l’aumentata probabilità di sviluppare la sindrome dipenda dalla riduzione delle risorse neurologiche necessarie per la performance cognitiva.

Si può invecchiare bene

Che ci sia una associazione tra età e sindrome da disfunzione cognitiva non vuol dire che tutti i cani anziani sono condannati a soffrire di demenza senile. Come abbiamo visto in altre occasioni, anche per i cani esiste l’età cronologica e l’età biologica e da piccoli, giovani e adulti sono poste le basi di come si arriva alla terza età e uno stile di vita corretto e adeguato permette anche ai cani di invecchiare bene.

Cosa non ha stabilito lo studio

Lo studio non ha stabilito i legami causali tra le diverse caratteristiche dei cani e lo svilupparsi della sindrome da disfunzione cognitiva. In altre parole, sono state identificate associazioni, positive o negative come abbiamo visto prima, ma non una relazione di causa-effetto, per cui serviranno altre ricerche.

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