Cani: Perchè si sceglie un metodo educativo piuttosto che un altro?

Moralmente ed eticamente inaccettabili; un tradimento della relazione umano-canina e altamente discutibili dal punto di vista scientifico. Eppure l’appeal non scema e sempre nuovi proprietari decidono di rivolgersi a chi usa i metodi coercitivi per ‘educare’ i cani.

Cosa spinge ad usare metodi e strumenti coercitivi sui cani? Cosa si ottiene con la coercizione? La tecnica funziona, ti dice chi li usa.

E’ vero?

Come si risponde a questa domanda è la chiave di tutto. La risposta è articolata e viene da un addestratore che per anni ha fatto attività sportiva con i suoi cani usando metodi e strumenti coercitivi.

Dice, il cane fa qualcosa che non ti va e lo strattoni e non si può negare che molto probabilmente smetterà di farla. Se strattonare è tanto sgradevole da produrre i risultati desiderati, ricorrere a punizioni più forti e quindi ancora più spiacevoli, velocizza ulteriormente il processo. Ma a quale costo? Il costo è il vero problema della coercizione, spiega.

Il cane gestito con la coercizione impara che qualsiasi comportamento porta con se il rischio di essere punito e per evitare di soffrire opta per l’unica soluzione sicura, fare il meno possibile, se non addirittura non fare niente. E’ un fatto della vita che ci sono più risposte sbagliate che corrette per qualsiasi problema e quando gli errori portano con se sofferenza meglio evitare di farne. Con la punizione si possono ottenere sì ‘bravi cani’ perchè non fanno quello che da fastidio ma sono cani che non fanno più nemmeno altro. Si annullano pur di non soffrire.

La paura della punizione può portare il cane ad essere docile e accondiscendente, ma dentro di se non ha più niente. Il danno è così serio che, spiega l’addestratore, piuttosto che prendere un cane per poi gestirlo con la coercizione è meglio comprare un peluche che non ha bisogno di uscire, di essere nutrito e di essere portato dal veterinario, costa anche di meno.

Perchè allora si usa la coercizione? Perchè è facile, spiega. Lo definisce il metodo pigro perchè tutto lo sforzo è concentrato sul punire il cane quando fa qualcosa che da fastidio. Non c’è pensiero su quale comportamento si vuole che il cane abbia, non c’è spazio per dedicarsi ad insegnare qualcosa al cane, tutto quello che si fa è ‘correggerlo/a’ quando fa qualcosa che disturba. E con poco impegno alla fine si può ottenere un ‘bravo cane’, uno che piace perchè non fa niente.

Solo che c’è una differenza enorme, fondamentale, tra l’avere un cane che si attiene ai tuoi desideri ed un cane che lavora con e per te. Un cane ‘educato’ con la coercizione non fa qualcosa perchè non vuole soffrire. Un cane educato con l’approccio cognitivo sceglie di comportarsi in un modo piuttosto che in un altro perchè glielo chiedi, fa volontariamente qualcosa per te.

Viene spontaneo chiedersi perchè prendere un cane, che è scientificamente provato avere carattere e personalità ed una vita emotiva ricca e complessa e il cui legame con gli umani è comparabile a quello tra figli e genitori umani, per annullarlo?

Da questa domanda passiamo all’altro punto che sollevano i seguaci della coercizione. Sostengono che chi usa metodi non coercitivi crede di risolvere tutti i problemi dei cani con baci e abbracci e quindi in realtà non educa e permette tutto al cane. Non è così.

E’ vero però che l’approccio cognitivo parte dal presupposto dell’accettazione. Si basa sul riconoscimento del cane come un individuo, che ha il suo carattere e la sua personalità, che prova emozioni e sentimenti, che ha stati d’animo, ha motivazione, ha storia personale, ha predisposizione genetica e caratteristiche di razza, che ragiona e sceglie e lo si vuole e lo si accetta per chi è. Il lavoro con il cane non è mirato ad annullarlo, come per i metodi coercitivi, ma a permettergli di vivere, al meglio possibile, nel contesto sociale in cui si trova. Si sceglie di insegnare al cane e si è consapevoli che la relazione con l’animale comprende anche accettare compromessi. Hai davanti un essere vivente e senziente e lo rispetti. Come spiega Roberto Marchesini, quello che conta è ‘il rapporto che hai con il tuo compagno’. Non è un caso che la (ri)educazione di un cane con cui si hanno problemi parte dal proprietario.

La vera differenza tra la coercizione e la cognizione nell’educazione del cane non è quindi nel risultato. All’apparenza si può addirittura sostenere che il ‘bravo cane’ si può ottenere più facilmente e più rapidamente con la coercizione, come abbiamo visto prima. Con la paura della sofferenza si può costringere i cani a non fare quello che non si vuole che facciano. Ma a quale, immenso, costo: annullarsi pur di non soffrire e vivere in uno stato di costante paura di chi dovrebbe essere il tuo genitore, la tua guida, il tuo sostegno, il tuo rifugio.

La vera differenza tra la coercizione e la cognizione è nella sostanza del risultato: con i metodi basati sulla cognizione, il cane fa o non fa non perchè ha paura ma perchè glielo chiedi, perchè vuole fare qualcosa per te, perchè ti sei conquistato il suo rispetto e la sua fiducia.

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