Come riconoscere e come affrontare le paure del Cane

I Cani possono avere paure prevedibili e logiche e paure diffuse, aleatorie, difficili da identificare e da comprendere.

E’ una differenza riconosciuta in etologia e nelle neuroscienze che corrisponde alla differenza tra la paura condizionata (legata ad un preciso stimolo) e l’ansia generalizzata, in cui sono coinvolti circuiti cerebrali diversi, in particolare a livello di amigdala e dell’asse dello stress.

Le paure note

‘Il Cane ha paura dei bambini’, ‘Il Cane ha paura delle automobili’, ‘Il Cane ha paura delle rotelle’, etc.

Per chi osserva, il Cane ha paura di tutti i bambini, di tutte le automobili, di tutto ciò che si muove con le rotelle, dai trolley ai monopattini passando per i carelli della spesa e le biciclette: la paura è chiara e riconosciuta.

Questo tipo di paure ha spesso origini genetiche (il Cane è nato così) o riconducibili a condizionamento classico per cui il Cane ha associato uno stimolo ad una esperienza negativa o emotivamente troppo intensa.

Aiutare il Cane vuol dire prima di tutto mantenerlo sotto la sua soglia (ogni Cane è un individuo a sè) di reattività (la zona in cui il sistema nervoso rimane regolato e il Cane può ancora imparare) e a ciò servono calma e distanza. L’obiettivo è evitare che la attivazione eccessiva del sistema nervoso simpatico e il rilascio massiccio di cortisolo, che è dannoso per la salute fisica e mentale.

Lo stressorio non sarà nascosto al Cane, sarà gestito in sua presenza al fine di portare il Cane a vivere emozioni neutre e/o piacevoli in sua presenza (distante e serena).

E’ un processo che si basa su due meccanismi:

  • la desensibilizzazione progressiva attraverso la gestione dell’ambiente
  • il controcondizionamento (sostituire l’emozione negativa con una positiva)

Un po’ alla volta, il Cane impara che lo stressore non gli provoca più una paura ingestibile e rimane più calmo in sua presenza. E’ quella che si chiama plasticità cerebrale: le connessioni neuronali si modificano grazie a esperienze ripetute e coerenti. Il Cane pauroso può cambiare come si sente di fronte a ciò che lo spaventa se ogni volta l’esperienza appresa nell’ambiente stressante è modificata in modo continuo e progressivo.

Nel tempo, visto che il Cane sperimenta che lo stressorio non provoca più paura ingestibile, si calma e può anche scegliere volontariamente di ridurre la distanza E’ possibile anche che pensi ‘Alla fine [quella cosa] non è così terribile, ne ho fatto esperienza più volte e la mia umana è sempre lì al mio fianco pronta a proteggermi’.

Le cose sono più complicate nel caso delle paura imprevedibili.

Le paure imprevedibili

‘A volte ha paura a volte no’, ‘A volte scappa, a volte diventa aggressivo’, ‘A volte ha paura ma non sappiamo di cosa’. La reazione è diversa ma il problema è lo stesso: il Cane ha paura ma non si capisce di cosa e perchè.

Questo tipo di variabilità si può spiegare con una somma di stimoli (diversi elementi, ciascuno che da solo è solo un po’ o addirittura per niente inquietante ma che sommati tra loro generano una reazione emotiva forte) per cui il Cane reagisce non a un solo elemento ma a una combinazione di fattori (odori, suoni, postura umana, stato interno, etc.).

Ciò che bisogna fare è stabilire nel modo più preciso possibile se i contesti in cui emerge la paura sono effettivamente gli stessi per il Cane; è un punto che si pone perchè l’umano può pensare che sono gli stessi ma non è detto che lo siano per il Cane che percepisce l’ambiente in modo diverso dagli umani (basti pensare al ruolo centrale dell’olfatto).

In altre parole, ciò che sembra identico agli umani non è detto che lo sia per i Cani.

Ciò che serve è arrivare ad una gestione ambientale che renda l’ambiente coerente per il Cane, e gli permetta di tranquillizzarsi perchè impara che gli schemi per lui/lei favorevoli sono abituali. Gli umani comprendono meglio le reazioni del proprio Cane, possono anche anticiparle e quindi ad aiutare la creatura.

A volte però le reazioni del Cane sono effettivamente imprevedibili e ciò avviene perchè le radici della sua paura non sono ambientali ma biologiche, tra cui:

  • squilibrio nei neurotrasmettitori (come ad esempio la serotonina)
  • disturbi ormonali (tiroide, cortisolo)
  • infezioni
  • dolore cronico
  • malattie neurologiche o neurodegenerative
  • stati ansiosi patologici, disturbo dell’ansia generalizzato

In questi casi il cervello può essere in uno stato di ipervigilanza permanente, senza un fattore scatenante chiaro, cosa che rende l’anticipazione estremamente difficile.

Sono casi in cui è necessario rivolgersi sia all’educatore cinofilo sia al veterinario esperto in comportamento che:

  • esclude o identifica una causa fisica
  • formula una diagnosi comportamentale
  • propone, se lo ritiene necessario, un trattamento farmacologico o complementare

In queste situazioni, il Cane e i proprietari hanno bisogno di una presa in carico combinata – medica e comportamentale (veterinario esperto in comportamento ed educatore cinofilo) – perchè è necessario agire in contemporanea sulla biologia e l’apprendimento con l’obiettivo di mettere il Cane e i suoi umani in condizioni di vivere quasi normalmente.

Fonte: Audrey Ventura, Cynoconsult

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Lauretana

La mamma umana di Oban, autrice di Senti chi Abbaia, ama la montagna, leggere e scrivere, ha un debole per la mozzarella. Pensa che i cani siano creature straordinarie e la vita con loro un'esperienza oltre l'immaginabile che, incredibile ma vero, si scopre nella sua straordinarietà ogni giorno, anche dopo tanti anni con il cane.

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