La punizione serve per educare e addestrare i Cani?

B. F. Skinner, il principale esponente del comportamentismo radicale, sosteneva che il comportamento umano e il comportamento animale possono essere spiegati osservando stimoli e risposte senza bisogno di considerare gli stati mentali e riguardo alla punizione ha scritto ‘La punizione insegna una sola cosa: a evitare la punizione’. In altre parole, non insegna al Cane il comportamento corretto, ciò che insegna è ad adattare le proprie reazioni per evitare una conseguenza spiacevole.

Visto questo, potremmo fermarci qui ma la punizione è ancora lo strumento di elezione di tanti ‘educatori’ cinofili che la usano e presentano come la risposta al Cane che è problematico’, che ‘si comporta male’, che ‘dà fastidio’, etc.

La punizione e la dominanza

Skinner insegna che la punizione genera tre tipi di risposta:

  • la fuga (evitamento, ritiro)
  • il contrattacco (aggressione)
  • l’apatia (inibizione, rassegnazione)

E il ricorso alla punizione sui Cani si basa, spiega Laurence Roux, comportamentalista francese, su una lettura antropomorfica della relazione umano-canina secondo cui la gerarchia che esiste nelle società umane si trova anche tra i Cani per cui per ottenere la loro obbedienza devono essere dominati, intimidendoli e affermando il proprio potere su di loro con la punizione.

Solo che…

Solo che i Cani non funzionano così, gli umani sono, già per il solo fatto di essere umani, super dominanti sui Cani e, come se non bastasse, i Cani comunicano con il linguaggio del corpo, i segnali calmanti, le vocalizzazioni e gli odori e per loro la violenza è antieconomica, rischiosa e pericolosa.

A ciò si aggiunge che violenza e intimidazione generano paura, dolore fisico ed emotivo, sono un ostacolo alla comunicazione, sono dannosissime per la relazione umano-canina e praticamente sempre causano l’emergere di problemi di comportamento sempre molto più seri di quelli di cui i proprietari si lamentavano.

In poche parole, i metodi che si basano sulla violenza fisica ed emotiva sono deleteri per i Cani e per la relazione umano-canina.

L’illusione

La punizione agisce rapidamente e può interrompere un comportamento sgradito, cosa che può dare l’illusione dell’efficacia ma è giusto quella, una illusione.

Il Cane punito perchè ha ringhiato, ad esempio, può smettere di ringhiare ma non vuol dire che è tranquillo, il suo disagio è ancora lì e privato del suo segnale di avvertimento può mordere senza avvertire.

Metodi e strumenti coercitivi possono bloccare l’espressione ma non trattano la causa, agiscono sul sintomo non sul problema e in più, portano a comportamenti che dipendono dalla presenza dell’umano: il Cane ‘obbedisce’ sotto forzatura ma non capisce cosa ci si aspetta da lui/lei.

Non solo, nel tempo appare un altro fenomeno: l’abituazione per cui il Cane si desensibilizza alle punizioni, che diventano sempre meno efficaci per cui l’umano per ottenere qualcosa deve applicare sempre più violenza.

In conclusione

Il Cane non è una somma di comportamenti da correggere. E’ un essere senziente, intelligente, con una ricca vita emotiva ed un legame con i proprietari che è stato scientificamente provato essere comparabile a quello tra figli e genitori.

Dietro un problema di comportamento solitamente c’è:

  • paura
  • disagio
  • incomprensione

Invece di cercare di correggere si deve riparare e ciò si ottiene con il metodo positivo, che si basa sulla comunicazione, la comprensione e l’attribuire valore (con complimenti, giochi, carezze, attenzioni, squisitezze) ai comportamenti desiderati così che il Cane sia incoraggiato a ripeterli.

Con il metodo positivo il Cane associa le sue buone azioni ad una esperienza positiva, impara con motivazione, coinvolgimento e comprensione e, al contrario di ciò che avviene con la coercizione, non ha paura, comprende, impara e progredisce e l’apprendimento è anche un momento di cooperazione e costruzione di fiducia.

Punire o insegnare quindi?

L’accumulo di punizioni scoraggia, inibisce e rende fragili.

Al contrario, l’accumulo di successi e ricompense nutre la fiducia in sè e il desiderio di imparare.

Una nota importante: il Cane non fa l’associazione tra la punizione e il comportamento, ad esempio, il Cane punito perchè abbaia ad un altro Cane è quasi certo che associa la punizione alla presenza dell’altro Cane e si ottiene il risultato che svilupperà paura e/o aggressività ogni volta che vede o sente anche da lontano la presenza di conspecifici.

Con il metodo positivo il Cane impara spontaneamente il comportamento desiderato perchè quando lo mette in atto ne trae beneficio.

Il metodo positivo richiede più tempo, più riflessione, più investimento ma costruisce una relazione basata sulla fiducia, la comprensione e la cooperazione ed è proprio questa relazione che permette nel lungo termine di vivere in armonia con il proprio Cane.

Invece di cercare di sopprimere un comportamento è essenziale comprenderne l’origine e accompagnare il Cane, adattare l’ambiente in cui vive, insegnare progressivamente risposte alternative e valorizzare le sue buone scelte. Solo così si possono ottenere risultati reali e duraturi.

Fonte: Laurence Roux, Educatrice Comportementaliste Canin

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Lauretana

La mamma umana di Oban, autrice di Senti chi Abbaia, ama la montagna, leggere e scrivere, ha un debole per la mozzarella. Pensa che i cani siano creature straordinarie e la vita con loro un'esperienza oltre l'immaginabile che, incredibile ma vero, si scopre nella sua straordinarietà ogni giorno, anche dopo tanti anni con il cane.

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