Il dolore cronico nel Cane: i segnali invisibili e le compensazioni

Il dolore cronico nel Cane non è un urlo, è un lamento simile ad un sospiro sottovoce.

In natura la debolezza può essere sfruttata e mostrarla – zoppicare, esitare – porta ad attirare l’attenzione dei predatori e/o a perdere rango sociale. In poche parole, la vulnerabilità equivale ad una condanna.

Questa impostazione è rimasta anche nel Cane pet tanto che nonostante i comfort della vita con gli umani ha ancora il sistema nervoso programmato per nascondere il dolore.

Nascondere il dolore è un’opera di ingegneria biomeccanica, il corpo compensa, sposta i carichi, trova angolazioni diverse per evitare il picco di dolore per cui il Cane che sente dolore non smette di camminare, semplicemente cambia il modo in cui cammina fino a che il costo energetico della compensazione non diventa più alto del dolore. A quel punto rallenta in modo evidente.

Il rallentamento, quindi, non è l’inizio del problema ma il momento in cui il problema si manifesta perchè il corpo ha esaurito i trucchi per nasconderlo.

Tutto ha inizio con le micro-rinunce in quella che si chiama inibizione preventiva per cui il sistema nervoso centrale del Cane spegne il desiderio di compiere l’azioone per proteggere l’articolazione o il tessuto dolente. E’ quello che avviene quando si vede il Cane esitare di fronte al baule dell’automobile o alle scale. Non fa il salto non per pigrizia o perchè non ha voglia, il suo cervello ha calcolato il costo dello sforzo e ha deciso che non è sostenibile. In altre parole, ha fatto un’analisi involontaria di costo-beneficio e il risultato è che non fa più da solo, ha bisogno di aiuto per salire, scendere e muoversi.

Quale superficie sceglie

L’istinto a proteggersi si esprime anche nella scelta della superficie su cui appoggiarsi: la preferenza per un pavimento freddo e duro rispetto a cucce imbottite è raramente casuale, molto probabilmente si tratta di ricerca di dissipazione termica per conduzione. Un tessuto infiammato, infatti, spesso genera calore locale che il sistema nervoso cerca di mitigare usando la superficie come dissipatore naturale.

La preferenza per una superficie dura rispetto ad una morbida è indicativa anche per la traiettoria della forza e della coordinazione: biomeccanicamente, un piano rigido fornisce una base di spinta più stabile mentre sulle superfici cedevoli parte dell’energia cinetica necessaria per alzarsi è assorbita dalla deformazione del materiale e per il Cane che ha dolore o debolezza riuscire a trovare la spinta necessaria per rimettersi in piedi richiede una serie di micro-aggiustamenti. Evitare il morbido, quindi, è una scelta prima ancora che di comfort data dalla necessità di trasformare una contrazione muscolare magari indebolita in un movimento utile senza dispersioni.

La scelta della superficie diventa così una strategia acuta di sollievo, che però ha un costo: se è troppo fredda il corpo reagisce aumentando il tono muscolare basale per mantenere la temperatura interna e al risveglio ciò si traduce in maggiore rigidità, la cosiddetta “partenza a freddo”.

Il risveglio

Il momento del risveglio è un termometro della salute muscolo-scheletrica del Cane: il Cane che soffre non passa dalla posizione distesa alla stazione eretta in un unico movimento fluido, divide l’azione in fasi, usa appoggi insoliti e fa pause intermedie. Il movimento è frutto di quella che si chiama “rigidità a freddo” tipica dei processi degenerativi o infiammatori cronici dove il fluido sinoviale e i tessuti hanno bisogno di tempo e movimento per ritrovare un minimo di efficienza.

Le difficoltà ad alzarsi al risveglio non sono quindi frutto di stanchezza mattutina quanto di un corpo che si ricalibra per poter affrontare la giornata nonostante il carico doloroso.

Il momento della pappa

Il dolore pesa anche sul momento della pappa: abbassare la testa per raggiungere la ciotola non è un movimento banale, richiede una flessione della colonna cervicale e un contemporaneo spostamento del baricentro verso gli arti anteriori e per il Cane che convive con un dolore toracico, cervicale o con un’infiammazione ai gomiti è un inconveniente meccanico. Ecco allora che cambia l’angolazione delle zampe, che si allargano per offrire una base più stabile, o si può osservare una strana esitazione prima di immergere il muso nel cibo o c’è meno entusiasmo nel mangiare che, spesso erroneamente attribuito a poco appetito, nel Cane che ha dolore può essere dovuto alla ricerca di un assetto che minimizzi la compressione articolare e la tensione muscolare necessaria per mantenere la posizione sospesa.

In altre parole, la comunicazione silenziosa del Cane segnala che il suo corpo sta cercando di negoziare con la gravità per non scatenare il segnale nocicettivo (il segnale nervoso associato alla percezione del dolore).

Il contatto fisico

L’istinto a proteggersi si manifesta anche nelle interazioni con i proprietari, anche per gesti normali come le carezze. Il dolore cronico, infatti, ha la capacità di abbassare la soglia di tolleranza del sistema nervoso, in un fenomeno che potremmo definire sensibilizzazione per cui punti che prima erano accettati senza riserve diventano off limits.

Il problema qui è che il Cane inizia a comunicarlo con segnali fatti da tensioni millimetriche.

Una contrazione improvvisa della pelle (fascicolazione), un impercettibile irrigidimento dei muscoli dorsali sotto la mano o un semplice cambiamento nell’espressione del muso nel momento in cui la mano raggiunge una determinata zona sono meccanismi di difesa (guarding) che il Cane mette in atto per proteggere una parte del corpo che il cervello percepisce come vulnerabile.

Accorgersi di questi segnali, che possono anticipare il ringhio e il morso, vuol dire rendersi conto che la mappa della sensibilità del Cane è cambiata.

Oltre l’apparenza

Il Cane mangia normalmente, scondinzola, va alla porta ad accogliere i suoi umani per cui si tende a pensare che i cambiamenti più o meno piccoli che si stanno notando siano parte di una inevitabile traiettoria evolutiva dovuta all’età o al Cane che è diventa pigro.

Il punto è che ci si aspetta che il dolore interrompa la vita e la complessiva normalità del Cane porta a quella che si può definire la trappola della normalizzazione, il Cane ‘non può stare troppo male visto che si comporta come sempre’, per cui i segnali di dolore sono minimizzati perchè attribuiti al carattere o sono considerati l’inevitabile effetto del tempo che passa.

In realtà la biologia del Cane è programmata perchè la vita vada avanti nonostante tutto e la relativa normalità del suo comportamento non esclude la sofferenza fisica: il dolore cronico è un rumore di fondo a cui il Cane si abitua ma che consuma silenziosamente le sue risorse vitali. La somma delle micro-rinunce non è un’evoluzione naturale, è il segnale di una sofferenza che altera profondamente la qualità della sua esistenza.

E’ importante imparare ad osservare i segnali e sapere che il silenzio del Cane non è necessariamente assenza di sofferenza, può essere una richiesta di ascolto che viaggia su frequenze diverse dalle nostre.

Fonte: Damiano Merlini, Tecnico veterinario, docenza e formazione su procedure e protocolli di lavoro con cane, gatto e NAC per strutture veterinarie, academy e pet retail.

Condividi

Lauretana

La mamma umana di Oban, autrice di Senti chi Abbaia, ama la montagna, leggere e scrivere, ha un debole per la mozzarella. Pensa che i cani siano creature straordinarie e la vita con loro un'esperienza oltre l'immaginabile che, incredibile ma vero, si scopre nella sua straordinarietà ogni giorno, anche dopo tanti anni con il cane.

Back to top
error: Content is protected !!