Educare il cane: alcune cose utili da sapere

SEDUTO!’

SIEDITI!

METTITI GIÙ!’

TI HO DETTO DI SEDERTI!’

TI HO DETTO DI PIANTARLA!

NO, BASTA!!!’

‘NON MI ASCOLTI!’ ‘NON CAPISCI NIENTE!’ ‘FAI FINTA DI NON CAPIRE!’

I dialoghi non sono inventati, sono rappresentativi delle diverse e frequenti situazioni tra cani e umani in cui gli umani chiedono, pretendono, e non ottengono.

Lo stato emotivo influisce sulla capacità dei cani di processare quello che si dice loro

L’importanza della genetica

Educare il cane vuol dire prepararlo alla vita e metterlo in condizioni di vivere serenamente nella società umana in cui si trova ad abitare. Non vuol dire però cambiare la fisiologia di base della creatura, la sua genetica e la sua predisposizione individuale ed è quindi incompatibile con l’idea che il cane si possa o, peggio ancora, si debba conformare ad aspettative degli umani che sono in conflitto con la sua natura.

I comportamenti sono comunicazioni e, come quelli degli umani, esprimono la natura, il carattere, la personalità, la storia e lo stato d’animo di ogni cane e chi ha a cuore il benessere del proprio animale non deve cercare di modellarlo secondo propri ideali e modelli ma deve farlo vivere nel modo migliore possibile nel contesto sociale in cui si trova, rispettandone la natura e soddisfacendone le esigenze fisiche, emotive e mentali.

Lo stato emotivo influisce sulla capacità dei cani di processare quello che si dice loro.

Quando il cane non fa quello che gli si chiede

I motivi per cui i cani non rispondono come gli umani desiderano alle richieste che ricevono sono diversi (ne abbiamo trattato più in dettaglio qui). Alcune tra le più comuni sono:

Stato emotivo alterato

I cani hanno un ricco portafoglio di sentimenti, emozioni e stati d’animo e quando sono molto turbati emotivamente sono incapaci di processare quello che si dice loro (niente di diverso da quello che capita agli umani).

Per turbamento emotivo si intendono diverse cose: ad esempio lo stato in cui sono quando aggrediscono (o vorrebbero aggredire) un altro cane, la preoccupazione e l’ansia date da situazioni e/o ambienti come ad esempio il traffico, molte persone, tanti cani intorno, molto movimento di persone, bambini, mezzi di locomozione, etc., e lo stress che possono provare durante lezioni di educazione o addestramento.

Esattamente come gli umani, per ascoltare, prestare attenzione ed imparare cose nuove, i cani hanno bisogno di essere sereni e tranquilli.

I cani sono molto complessi e hanno una comunicazione molto articolata fatta anche di segnali sottolissimi per cui, oltre ai casi in cui le alterazioni emotive sono impossibili da ignorare perchè hanno manifestazioni molto evidenti, è molto importante saper riconoscere i segnali di disagio meno ovvi che i cani inviano così da correggere il proprio modo di interagire con loro, metterli a proprio agio e quindi metterli in condizione di rispondere a ciò che si chiede loro.

Si chiede troppo, troppo presto

Un caso aiuta a capire il punto – si vuol insegnare al cane a stare fermo quando ci si allontana; si chiede alla creatura di sedersi, lo fa come richiesto e si fa un passo avanti e lui/lei rimane seduto/a. Visto il successo gli si fa nuovamente la richiesta ma invece di allontanarsi di un passo ci si allontana di qualche metro e questa volta il cane si alza e segue. Come mai? Gli si è chiesto troppo troppo presto: da 1 passo a diversi metri la richiesta era eccessiva; basta incrementare in modo graduale la distanza – prima un passo, poi due, poi tre, etc. – così da permettergli di imparare ad aspettare a livelli sempre maggiori di difficoltà.

Le distrazioni

Abbiamo visto che i cani hanno gli stessi sensi degli umani ma sono sviluppati e usati in modo diverso da noi. Non solo, proprio come gli umani i cani sono attratti e distratti da ciò che succede nel mondo in cui si muovono e una ragione per cui possono non rispondere alle richieste che ricevono sono le distrazioni – un suono, un altro cane, un odore, etc.

Non si sente bene

Un aspetto dei cani generalmente ignorato è che, proprio come gli umani, possono sentirsi poco bene. Ad esempio possono avere mal di testa, avere mal di pancia, aver dormito male, essere stanchi e/o nervosi perchè è successo qualcosa in casa, soffrire di dolori osteoarticolari e anche questo è un fattore che influisce sulle risposte – o non risposte – che danno alle richieste che si fanno loro. Se hanno male alle zampe o alla schiena o alle spalle, ad esempio, certi movimenti causano dolore per cui se si chiede loro di fare qualcosa che ad esempio, comporta alzarsi, o sedersi, possono non rispondere perchè facendolo sentono male.

Non capisce la richiesta

Questo è ovviamente è più facile che accada con i cani con cui la relazione è ancora giovane ma può accadere anche con compagni di vita più grandi: il cane non fa quello che gli si chiede semplicemente perchè non capisce cosa gli è stato chiesto, ad esempio perchè è stato chiesto in modo non chiaro o perchè si è contraddittori (capita spesso, ad esempio, che con la voce si chieda una cosa e con la postura si indichi tutt’altro) o perchè non la conosce perchè non l’ha mai ricevuta prima.

L’impotenza appresa

Una condizione molto seria in cui si possono indurre i cani è quella dell’impotenza appresa. E’ uno stato a cui il cane arriva quando impara – per via del modo in cui è gestito e trattato – che non può fare nulla per se stesso e per la sua situazione (ad esempio scappare se ha paura o risolvere i problemi, etc.) e si chiude in se stesso.

La chiusura del cane è facile da presentare in modo fraudolento ed è facile da interpretare scorrettamente: per come si manifesta, gli addestratori la usano come prova che la coercizione ha funzionato, che il cane è sottomesso e ora è ‘a posto’; altri possono pensare che indichi che il cane sta bene, non ha problemi, è sereno, etc.

La realtà è che il cane ‘sottomesso’ ha imparato dal modo in cui è stato trattato e gestito che non ha via di uscita e ha troppa paura delle conseguenze delle sue azioni per provare a fare qualcosa. Il modo in cui è trattato e gestito non gli ha insegnato quali comportamenti sono apprezzati per cui non sa cosa può fare per evitare le punizioni e gli ha insegnato che gli errori si pagano caro per pur di non farne e di non soffrire sceglie di restare immobile. L’impotenza appresa è uno dei motivi per cui i metodi coercitivi sono una aberrazione.

I cani che soffrono di impotenza appresa non riescono ad imparare nuove competenze, non hanno fiducia in se, sono stressati, ansiosi, impauriti, insicuri, temono di fare qualsiasi cosa per paura di essere puniti.

Tutti dovrebbero rivolgersi all’educatore cinofilo, anche prima di prendere il cane

Serve anche essere flessibili

Ogni cane è un individuo a se, ognuno con il suo carattere, la sua personalità, i suoi gusti, le sue motivazioni e i suoi motivatori (tra cui il cibo è indubbiamente uno possibile ma non è certamente l’unico nè il migliore) e ognuno ha ciò a cui risponde meglio. Educare bene, in modo efficace e nel rispetto del cane, richiede quindi anche la flessibilità di adattare le proprie proposte e le proprie risposte a quelle del cane.

Si deve mettere il cane in condizioni di riuscire

Questo punto può sembrare strano ma è in realtà fondamentale: nel relazionarsi con il cane, nella sua gestione e nella sua educazione: si deve sempre mettere la creatura in condizioni di avere successo, di riuscire in quello che le si chiede, e questo comporta tra l’altro:

  • Fare richieste chiare
  • Fare richieste adeguate
  • Rispettare i tempi del cane
  • Non stressare il cane: Se dopo aver iniziato una sessione ci si rende conto che la creatura non è particolarmente collaborativa in quel momento, non si deve insistere con le richieste, se ne fa una sola e la si porta a termine e appena fatto si sospende la sessione. Portare a termine vuol dire che il cane riesce a fare quello che gli è stato richiesto ma, vista la fatica-il disinteresse, gli umani devono aiutarlo a riuscire, cosa che fanno facendogli una richiesta semplice, semplicissima. E’ molto molto importante chiudere la sessione solo dopo che è riuscito nel compito, per quanto semplicissimo, perchè se non conclude con successo può imparare che va bene rinunciare, cosa che provoca problemi anche seri nel medio-lungo termine.
  • Non mostrare frustrazione, non gridare, non arrabbiarsi, non punire
  • Rispettare gli eventuali giorni no del cane
  • Mantenere un atmosfera allegra e rilassata
  • Avere tempi di lavoro adeguati (una misura che viene indicata sono circa 5-10 minuti a sessione)
  • Interrompere prima che il cane sia stanco
  • Se è eccessivamente distratto o affaticato, non iniziare proprio la sessione di lavoro.
  • Dove è il vero problema: Tenere in mente che se il cane non impara, nella stragrande maggioranza dei casi il problema sono l’insegnante e il modo di insegnare, per cui se si vede che non si progredisce, mettersi in discussione, cambiare metodo, provare nuove cose, etc.
  • Gratificare il cane ad ogni successo. A questo proposito è importante ricordare che si deve cambiare sia il tipo di premio (ad es: a volte snack, a volte gioco, a volte complimenti a parole, a volte andare a giocare con gli altri cani, etc.) sia l’importanza del premio in base allo sforzo che il cane ha fatto per riuscire – più sforzo ha fatto, maggiore è stato l’impegno e maggiore sarà la gratificazione.
  • Richiamare l’attenzione: un modo per far sapere al cane senza incertezze che si sta comunicando con lui/lei e che ci si aspetta che presti attenzione perchè seguirà una comunicazione è far precedere il suo nome alla comunicazione: nel momento in cui alza gli occhi e stabilisce il contatto visivo e quindi si ha la sua attenzione, gli si dice/chiede quello che si desidera.

L’educatore cinofilo

Generalmente si pensa che il momento per rivolgersi all’educatore cinofilo è quando si hanno problemi con il proprio cane. In realtà tutti dovrebbero rivolgersi al professionista, bisognerebbe farlo addirittura prima di prendere il cane. La questione quindi non è se rivolgersi all’educatore e nemmeno quando farlo, ma a chi rivolgersi perchè le persone sbagliate possono fare danni anche molto gravi, a volte irrecuperabili.

Inestimabile è l’aiuto che l’educatore può dare ai proprietari per capire che il cane non necessariamente rispetterà le loro aspettative e per accompagnarli nell’affrontare la situazione inaspettata per cui facilmente non sono preparati: imparare ad apprezzare, prima ancora magari addirittura individuare, gli aspetti del cane con cui ci si trova meglio e imparare a convivere con quelli meno apprezzati. Cosa che vuol dire anche imparare ad accettare e amare il cane per chi è. Fare il contrario, insistere nel tentativo di cambiarlo e modellarlo alle proprie aspettative porta conflitti e frustrazione ed è la base certa di una vita infelice insieme.

Se si ha fortuna, si trova l’educatore che non è solo competente ma è anche speciale. Quell’educatore, se i proprietari lo desiderano, può far parte della vita del cane e dei suoi umani dal giorno dell’arrivo a casa fino al suo ultimo respiro e non necessariamente per dare o fare lezioni, ma anche solo ‘semplicemente’ per offrire il suo aiuto per gestire le diverse fasi della vita della creatura quadrupede o per un confronto o un conforto in momenti di difficoltà.

La scelta dell’educatore

La scelta dell’educatore, come quella del medico, non è semplice: si può essere fortunati e incontrare subito la persona giusta ma non c’è nulla di strano se per trovarlo si debba provarne più di uno.

Detto questo, ci sono alcuni criteri guida per la scelta. Ragione di esclusione sono:

  • Chi semplifica: i cani sono (molto) complessi, sono essere senzienti, tutti diversi uno dall’altro, provano sentimenti, emozioni e stati d’animo, ognuno ha la sua storia, il suo carattere, la sua personalità e i suoi gusti ed educare il cane richiede, oltre ovviamente alle competenze dell’educatore, il coinvolgimento completo dei proprietari e considerare e rispettare la complessità e la individualità di ciascun animale. Chi semplifica e sminuisce i cani e i loro comportamenti (dicendo, ad esempio, che quello che fanno è manifestazione di dominanza) e smercia soluzioni facile e rapide non va bene.
  • Chi usa la violenza: la relazione tra cani e proprietari è comparabile a quella tra genitori e figli e il ruolo dei proprietari è quello di genitori, che educano, guidano, gestiscono risorse, danno sicurezza e conforto. Non c’è spazio, mai, per la violenza, fisica, mentale ed emotiva nella relazione con il cane.
  • Chi umilia: Un atteggiamento che si trova in diversi educatori/addestratori è sminuire i proprietari, umiliarli, farli sentire deboli e inadeguati, farli vergognare e quindi suscitare in loro un senso di rivalsa nei confronti del cane e allo stesso tempo proporsi come la soluzione efficace e definitiva ad ogni loro problema. Con i cani non esistono soluzioni facili e veloci e men che mai senza l’impegno e il coinvolgimento dei proprietari. Bisogna stare lontano da chi le propone.
  • L’atteggiamento: Si possono incontrare educatori/addestratori scortesi, impazienti ed intolleranti nei confronti dei cani e dei proprietari. Va da se che non vanno bene.
  • Non c’è sintonia con il cane: I cani sono come gli umani, hanno simpatie ed antipatie, e si trovano bene, benino o non bene con i diversi individui con cui entrano in contatto. Può quindi capitare che il cane non sia a suo agio con l’educatore che si è scelto. In questi casi, l’educatore – se è serio – se ne accorge e lo segnala ai proprietari e, se ha riferimenti di fiducia,, può indicare altri a cui rivolgersi.

Grazie per l’incalcolabile aiuto a Sara de Cristofaro, educatore cinofilo, preparatore cani allerta diabete e autrice del best-seller Senti chi Abbaia

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Lauretana

La mamma umana di Oban, autrice di Senti chi Abbaia. Ama la montagna, leggere e scrivere, ha un debole per la mozzarella. Pensa che i cani siano creature straordinarie e la vita con loro un'esperienza meravigliosa. Come il suo peloso, è riservata e abbastanza timida. Tra i suoi amici più cari, due quadrupedi, Baffina, che abita vicino a casa, e Robin, che è andato in cielo e resterà per sempre nel suo cuore.

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