Come gestire il guinzaglio

Nei telefilm capita di vedere un personaggio che va da un altro per dirgli qualcosa ma non sa come farlo e l’altro gli risponde ‘Parti dall’inizio’.

Per noi oggi questo vuol dire che iniziamo dal titolo, Come gestire il guinzaglio e non Come gestire il cane al guinzaglio, che sarebbe forse più intuitivo

Perchè questa scelta?

La definizione di guinzaglio che si trova nei dizionari è ‘Striscia di cuoio o di tessuto resistente, o catena metallica, che si aggancia al collare dei cani per limitare la loro libertà di movimento(questa è di Garzanti Linguistica ma sono tutte simili) e così è interpretato comunemente.

C’è però un grosso problema con la definizione e l’interpretazione: limitare il movimento del cane può essere un motivo per cui il guinzaglio è (ab)usato ma la realtà del guinzaglio è molto più complessa e raffinata.

 Il guinzaglio è uno strumento che connette cane e umano . La connessione è fisica e ‘immateriale’.

Il fatto è che il guinzaglio oltre a materialmente tenere uniti cane e umano, è anche uno strumento di trasmissione di informazioni, dall’umano al cane e dal cane all’umano (l’umano per poter recepire quelle del cane deve essere molto attento e saperle riconoscere).

Il guinzaglio è uno strumento di comunicazione tra cane e umano

L’umano ha  intenzioni, emozioni e stati d’animo , che possono essere  positivi (tranquillità, controllo della situazione, sicurezza, decisione, vicinanza, forza, sostegno, indirizzo, etc.) o  negativi  (ansia, stress, paura, incertezza, insicurezza, indecisione, nervosismo, aggressività, etc) e  li trasmette al cane attraverso il guinzaglio .

In altre parole, il modo in cui è gestito il guinzaglio apre l’umano al cane e quello che apprende gli serve per farsi una idea delle situazioni e per stabilire come comportarsi.

La postura, lo sguardo, l’odore, il tono della voce, etc. della persona contribuiscono a formare il quadro che il cane si fa di come stanno le cose.

Il guinzaglio è anche utile per comunicare con il cane – ad esempio indicargli la direzione da prendere o rallentare il passo.

Un aspetto delicato della questione è che gli umani sono maestri delle comunicazioni inconsapevoli mentre i cani sono maestri nel captare anche i segnali più impercettibili e in più, lo stesso gesto può avere un significato per i cani e un altro per gli umani (un classico sono i segnali calmanti) per cui c’è ampio spazio per le incomprensioni.

Ecco la ragione del titolo Come gestire il guinzaglio.

 Gestire bene il guinzaglio = comunicare bene con il cane = interagire bene = stare bene insieme .

Cosa vuol dire praticamente?

La parola quasi magica è morbido: di base il guinzaglio deve essere tenuto morbido.

Il guinzaglio morbido comunica positività a cui i cani rispondono positivamente, mentre il guinzaglio teso comunica negatività che porta a negatività e relativi comportamenti nel cane.

Il che ovviamente non vuol dire che non ci siano occasioni in cui una tiratina di guinzaglio non si renda necessaria, ad esempio se bisogna muoversi e il cane resiste. L’importante è ricordarsi che anche tirare deve essere fatto in modo che sia un dialogo e non un grida isteriche.

Passiamo ora a un altro punto: è corretto dire che il guinzaglio serve per limitare la libertà di movimento del cane?

Nì.

Un buon guinzaglio ben gestito non limita la libertà di movimento del cane, gli permette di muoversi in condizioni controllate, il che è un’altra cosa.

Con questo non ci spingiamo a dire che andare legati sia uguale ad andare sciolti, ma certamente si può dire che un buon guinzaglio ben gestito permette al cane di muoversi con un buon margine di libertà e gli permette quegli stimoli fisici e mentali che sono essenziali per il suo benessere, in più dandogli sicurezza e vicinanza. Il che è un ottimo modo di andare in giro.

Al contrario, un guinzaglio mal gestito limita la libertà di movimento del cane, è fonte di frustrazione sia sensoriale sia comportamentale e, particolarmente se il guinzaglio è attaccato al collare, per di più se a strozzo, facilmente fa male (tiroide, collo e schiena sono i più colpiti). Due casi sono esemplari: cane che tira e umano che strattona con decisione per farlo smettere. Il risultato che ottiene questa mossa è rischiare di soffocare il cane, rovinagli la schiena, la tiroide e il collo, possibilmente inibirlo, spaventarlo o antagonizzarlo, tutto senza dirgli qual è il problema e come può rimediare. Un altro caso è quello dell’umano che cammina con il cane accanto – da qualche parte ha imparato che così mostra chi comanda – con guinzaglio accorciatissimo e tiratissimo tanto che il cane oltre a non poter nemmeno muovere la testa, fermarsi per odorare, fare la pipì, etc. gira praticamente sollevato da terra. Si vedono anche cuccioli trattati in questi modi. Una mostruosità.

Riassumendo: gestito bene il guinzaglio è un caro amico di cane e umano, un modo per sentire la vicinanza reciproca, fare le cose insieme in sicurezza, comunicare consapevolmente e affrontare al meglio possibile le situazioni che la vita presenta.

Gestito male, può essere, al meglio fonte di problemi sia per il cane sia per l’umano, e al peggio uno strumento di maltrattamento.

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Lauretana
Written by Lauretana
La mamma umana di Oban. Ama la montagna, leggere e scrivere, ha un debole per la mozzarella. Pensa che i cani siano creature straordinarie e la vita con loro un'esperienza meravigliosa. Come il suo peloso, è riservata e abbastanza timida. Tra i suoi amici più cari, due quadrupedi, Baffina, che abita vicino a casa, e Robin, che è andato in cielo e resterà per sempre nel suo cuore.