Le apparenze sono quelle di aggressioni terribili e il giudizio di tutti quello che vedono il Cane in azione è che sia un animale aggressivo e cattivo.
La realtà è, prevedibilmente visto che si tratta di Cani, ben più complessa di quello che sembra.
Il Cane che appare terriblmente aggressivo potrebbe, infatti, essere reattivo, ossia che reagisce in modo eccessivo a situazioni normali della vita quotidiana.
La reattività è raramente innata, anche se possono esserci fattori genetici che predispongono, molto spesso emerge per via di errori di gestione del Cane, particolarmente durante la sua infanzia e giovinezza.
Vediamo quindi alcuni motivi che spiegano la reattività del Cane
Esposizione ripetuta oltre i livelli di comfort
Una idea molto diffusa è che esporre ripetutamente il Cane, anche da cucciolo, a trigger e stimoli anche quando lo mettono manifestamente in difficoltà – traffico, rumori, persone, altri Cani, etc. – serva a farlo abituare. E’ indubbio che la socializzazione è cruciale per i Cani ma perchè svolga la sua funzione fondamentale deve essere corretta e ciò vuol dire che il Cane deve vivere e percepire positivamente tutte le esperienze che vive, tutto ciò che incontra.
La esposizione ripetuta a stimoli che lo disturbano e/o a livelli che non riesce a sostenere stressa, eccita e affatica e porta alla reattività.
Forzare le interazioni
Una idea che si ha dei Cani è che si piacciano tutti tra di loro e che ogni volta che si vedono vogliono/devono interagire tra di loro.
Posto che i Cani sono animali sociali e che relazionarsi con i propri simili è molto importante per loro, hanno anche ognuno il suo carattere, la sua socievolezza, le sue preferenze ed è fondamentale che le interazioni con gli altri Cani non siano forzate: non ci si deve avvicinare sempre e comunque agli altri Cani, il Cane che corre dritto sparato verso gli altri non è ‘buono’ e ‘vuole giocare con tutti’, chi lo accoglie con disturbo non è nè strano nè cattivo, le aree cani sono posti più da evitare che da frequentare.
In sunto, la forzatura delle interazioni con gli altri Cani è una delle cause di reattività.
Ignorare i segnali
I Cani sono grandi comunicatori ma a differenza degli umani urlano (abbaiano, si lanciano, scappano, etc.) solo quando si rendono conto che è l’unico modo per essere sentiti (anche se essere sentiti non vuol dire necessariamente che sono ascoltati e capiti).
La loro comunicazione è fatta di segnali anche sottilissimi – uno sbadiglio, leccarsi la labbra, lo sguardo che si volta, gli occhi a balena, lo sguardo fisso, la postura rigida, etc. – che indicano stato d’animo e intenzione. Quando la gestione non tiene conto di ciò che il Cane segnala, il Cane si trova costretto ad agire come meglio può o come meglio ritiene secondo ciò che l’esperienza gli ha insegnato essere più efficace (ad esempio ‘gridare’, e quindi aggredire, lanciarsi, abbaiare come forsennati, etc. per farsi sentire ed ottenere di allontanarsi da ciò che lo spaventa).
Schema comportamentale
La reattività diventa anche uno schema comportamentale a cui il Cane ricorre normalmente quando si abitua a rispondere in quel modo alle situazioni.
La punizione positiva
La punizione positiva consiste nel far vivere al Cane una esperienza spiacevole e dolorosa quando fa qualcosa che non piace. La caratteristica della punizione positiva è essere violenta ed essere usata per infliggere dolore al Cane.
Tra le conseguenze, tutte pessime, della punizione positiva c’è una intensificazione della risposta emotiva e quindi la reattività.
Guinzaglio corto e stretto
Il guinzaglio è innaturale per i Cani e complica in modo significativo la loro comunicazione e le loro interazioni. E’ anche uno strumento di comunicazione tra l’accompagnatore e il Cane.
La regola d’oro del guinzaglio è che deve essere tenuto lungo e morbido; quando è tenuto stretto e corto segnala tensione, paura, preoccupazione che portano il Cane a comportarsi di conseguenza, causa frustrazione, impedisce la naturale comunicazione del Cane, gli impedisce di scegliere cosa vorrebbe fare (ad esempio allontanarsi da una situazione, evitare un incontro, scappare, etc.) ed è tra le cause dei comportamenti reattivi.
Distanze insufficienti
Una corretta gestione della distanza è importantissima per la serenità e i comportamenti dei Cani.
Tanta reattività è dovuta ad una distanza non sufficiente tra il Cane e ciò che lo disturba/preoccupa/spaventa, cosa che gli impedisce di mantenere uno stato mentale sufficientemente sereno da poter processare informazioni e richieste.

Problemi di salute
Il dolore, il disagio fisico, problemi di salute sono tra le cause della reattività, particolarmente nei Cani in cui è anomala.
Mancanza di educazione e di regole o presenza di regole non chiare e non precise
Il benessere del Cane, e quindi anche il modo in cui si comporta, passano dalle regole, che devono essere chiare e precise. Quando il Cane non sa, è incerto, indeciso, non sa gestire la frustrazione, ha un legame non sicuro con i suoi proprietari non sa come comportarsi e spesso adotta comportamenti reattivi.
Il flooding
Esporre il Cane in modo forzato impedendogli di allontanarsi da qualcosa che lo spaventa è la pratica detta flooding. L’idea è che così costretto si fa passare la paura.
Andrebbe gridato che questa pratica è mostruosa e serve esattamente all’opposto di quello che chi la usa pretende: causa ansia, stress, preoccupazione, insicurezza e relativi comportamenti, tra cui reattività.
La mancanza di sicurezza e sostegno
Tra le responsabilità cruciali dei proprietari c’è far sentire il Cane compreso, sicuro e sostenuto. Lasciare il Cane da solo (il che non vuol dire esclusivamente lasciarlo da solo fisicamente, vuol dire anche non seguirlo, non occuparsi di lui, non sostenerlo, non farlo sentire sicuro e al sicuro anche se si è fisicamente presenti) genera insicurezza e causa reattività.
Il Cane che si sente sostenuto, compreso e protetto sviluppa maggiore stabilità emotiva e fiducia in sé rispetto al Cane lasciato da solo ad affrontare le sue difficoltà. L’autonomia emotiva nasce dall’attaccamento sicuro non dall’abbandono relazionale.
Fonte: Audrey Ventura, Cynoconsult e altri
