Pepita, la migliore amica di Eduard sfoggiava un bel nastro con i colori delle cause care alla sua umana, impegnata per il sociale e per l’ambiente.

Pepita era formato grande e molto irruenta ma veramente buona di cuore e la sua dolcezza rifletteva la gentilezza della sua umana, anche se, abbiamo scoperto, non ne condivideva gli ideali o, almeno, non tutti.

Nello sconcerto della sua proprietaria, infatti, si è scoperto che a Pepita, tenerissima con tutti, le persone con la pelle scura non piacevano per niente.

Ma come? La tolleranza, l’uguaglianza, la libertà, i diritti per tutti, ne porti anche il simbolo e ringhi alle persone di colore? Le fu chiesto.

E cosa ci posso fare? sembrava rispondere Pepi alzando i suoi occhioni color nocciola.

Tra di noi, quasi giovani ancora e alla prima esperienza di cane, ci chiedevamo, ma Pepi è razzista?

La domanda ci sembrava assurda quanto la possibilità che un cane fosse effettivamente razzista ma vai a sapere, il mondo è vario e i cani complessi per cui alla fine è quasi tutto possibile.

Il dubbio rimasto nell’aria per anni, 15 o più (era stato impossibile trovare qualcuno che si fosse occupato dell’argomento) ha trovato un abbozzo di risposta nella recente rubrica di Stanley Coren che riporta un report elaborato da Carlee Beth Hawkins del Dipartimento di Psicologia della University of Illinois Springfield, negli USA, e la sua co-autrice Alexia Jo Vandiver.

Le due studiose hanno confermato che effettivamente si possono notare comportamenti di tipo razzista nei cani. Si trattava a quel punto di capire da cosa dipendono.

L’ipotesi da cui sono partite è che i cani non nascono con un pregiudizio negativo nei confronti di persone appartenenti ad una o all’altra razza (qualche tempo fa abbiamo visto che i cani hanno di base una buona opinione delle persone, opinione che può cambiare in base a quello che osservano e vivono) ma sono influenzati e seguono l’atteggiamento, consapevole o inconsapevole, dei proprietari. Se hanno proprietari con pregiudizi nei confronti di alcuni tipi di persone, anche i cani possono svilupparli.

La ragione, spiegano le ricercatrici, potrebbe trovarsi nella mancanza di familiarità che i cani hanno con le persone verso cui i loro umani hanno pregiudizi. Hanno infatti rilevato che in cani di proprietari che interagiscono regolarmente con tante persone diverse si notano meno atteggiamenti di tipo razzista.

La conclusione di Coren è che alla domanda se i cani possono essere razzisti la risposta, quindi, è sì, ‘particolarmente se i loro umani di riferimento hanno attitudini negative, esplicite o implicite, nei confronti di persone appartenenti ad altre razze o hanno poca esperienza di interazione con loro. In questi casi, i cani, come i bambini, modellano il loro comportamento su quello che vedono nelle azioni dei loro umani. I cani ci guardano, leggono le nostre emozioni e il loro comportamento si allinea al modo in cui noi ci comportiamo e reagiamo e questo include anche l’attutidine nei confronti delle persone di un’altra razza‘.

Io concordo sull’ipotesi che i cani possono essere razzisti ma non sono convinta che le conclusioni presentate dalle ricercatrici e da Coren siano conclusive.

E’ un basic dei cani noto a tutti che perchè vedano positivamente ciò che incontrano devono essere adeguatamente e correttamente socializzati (uno dei motivi per cui è tanto importante che facciano tante esperienze – positive – diverse). Dire che chi non fa esperienze può avere problemi quando incontra qualcosa che non conosce è un po’ la scoperta dell’acqua calda. Visto che comunque atteggiamenti definibili come razzisti si riscontrano anche in cani con un ampio portafoglio di esperienza con persone diverse, l’origine del razzismo canino deve avere anche altre cause e le esperienze personali lo dimostrerebbero.

Per quanto riguarda Pepita, la sua umana non ha mai avuto alcun pregiudizio negativo nei confronti di persone di colore nè si è mai comportata in modo, diciamo razzista per usare un termine molto generale, nei confronti di nessuno. L’origine del razzismo di Pepi quindi era altrove e resta inspiegato.

Per quanto mi riguarda ho il caso di Eduard. Io ho paura delle persone ‘matte’ e dei senza tetto, non so perchè, me ne vergogno anche ma è così, per cui quando ne vedo scappo. Eduard al contrario appena ne vedeva uno era felice, se era sciolto si avviava deciso verso di loro per salutarli e farsi coccolare e se era al guinzaglio mi tirava per andare verso di loro. Oban invece è talmente riservato che è a disagio con tutti gli umani adulti (con i bambini invece è bravissimo), non gli importa nulla di che colore siano (come non importa a noi d’altronde). Nel disagio, la sua discriminante è il sesso, è appena più sereno con le donne che con gli uomini.

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Lauretana
Written by Lauretana
La mamma umana di Oban. Ama la montagna, leggere e scrivere, ha un debole per la mozzarella. Pensa che i cani siano creature straordinarie e la vita con loro un'esperienza meravigliosa. Come il suo peloso, è riservata e abbastanza timida. Tra i suoi amici più cari, due quadrupedi, Baffina, che abita vicino a casa, e Robin, che è andato in cielo e resterà per sempre nel suo cuore.