Prepararsi alla morte del Cane: il lutto anticipatorio

Sei esausta eppure non riesci a dormire, nel letto fissi il soffitto mentre ti chiedi se hai perso un segnale, se lo sguardo del tuo Cane di stamane significava dolore o se era solo stanco e nel frattempo continui a pensare alle ultime visite dal veterinario; sia di giorno sia di notte controlli continuamente la creatura, il movimento del suo petto mentre respira, quanta acqua beve, se esita durante la passeggiata, se ha fame, se ansima.

Il veterinario ha spiegato chiaramente la situazione e quali sono le opzioni eppure ti senti bloccata, un momento sembra tutto chiaro, qualche minuto dopo prevalgono i dubbi, così tanti e così forti da far sentire male e ti butti su Internet alla ricerca di soluzioni e cure miracolose anche se sai che è una ricerca vana.

Non è follia, non è irrazionalità, è lutto anticipato.

Il lutto prima della fine

Una definizione di lutto è ‘Sentimento di profondo dolore che si prova per la morte di persona cara, soprattutto di un parente, o in genere di persone la cui perdita è vivamente rimpianta‘.

I dizionari non sono aggiornati e non comprendono gli animali ma la scienza ci dice che il dolore che si prova per la perdita del Cane è comparabile, a volte peggiore, a quello che si prova per la perdita di un parente.

Solitamente si associa il lutto ad una perdita avvenuta ma in realtà per chi si prende cura di un Cane (o altro animale) che sta male, il processo del lutto inizia prima dell’ultimo addio.

Si tratta di lutto anticipatorio, quello stato emotivo che ha un andamento comparabile alle montagne russe per cui in uno stesso pomeriggio si prova speranza, paura, negazione e accettazione (Carmack, 2025).

Il lutto anticipatorio è un dolore fisico ed emotivo che nasce dall’anticipazione di una futura perdita. Non ha bisogno di una diagnosi di malattia terminale per presentarsi, può iniziare anche nel momento in cui si nota che la creatura non cammina più bene, quando compaiono i primi peli bianchi sul muso, quando ci accorge che non gioca come prima, in generale quando si notano segnali che indicano che l’animale sta invecchiando.

Il lutto anticipatorio è una angoscia che nasce dal tentativo del cuore e del cervello di processare una realtà difficile da accettare: la creatura che più si ama sta invecchiando o è ammalata, non si può fare nulla per fermare il tempo e il proprio ruolo passa dall’essere genitore di pet a caregiver medico.

La mente in tumulto

Quando ci si prende cura di un Cane in declino si vive in uno stato di incertezza, stress e ansia cronica: Mangerà oggi? Riuscirà a stare in piedi? Sarà un buon giorno? La settimana come andrà?

Il cervello vive e tratta l’incertezza come una minaccia fisica e in condizioni di stress acuto e cronico si diventa incapaci di pianificare a lungo termine e si inizia a reagire basandosi sull’istinto immediato di sopravvivenza. Sono le situazioni in cui la mente grida ‘Fai qualcosa! Subito! C’è un pericolo!

Il bias dell’urgenza

E’ il cosiddetto bias dell’urgenza: sentendosi in pericolo si dà priorità a cose che si possono fare subito (ad esempio cercare sintomi alle 3 del mattino) rispetto a ciò che serve nel medio-lungo termine (ad esempio, riposare per essere capaci di funzionare domani) e quando il veterinario dice qualcosa di neutro come ‘Possiamo provare questo farmaco, oppure fermarci‘ il cervello stressato del proprietaro va in modalità pericolo e diventa incapace di vedere le cose come stanno, è la risposta fisiologica al sovraccarico emotivo.

In poche parole, il lutto anticipatorio agisce come una lente deformante, i fatti si vedono ma l’immagine che si vede è distorta.

Il lutto anticipatorio distorce la realtà

Alcune distorsioni tipiche del lutto anticipatorio sono:

La trappola dell’ ‘Ancora un’altra cosa’

E’ il loop in cui si rimanda una decisione difficile perchè si aspetta un segno specifico o un altro giorno positivo per trovare conferma che si sta facendo la cosa giusta.

  • La distorsione: “Devo essere sicura al 100% prima di agire.”
  • La realtà: nel fine vita la certezza non esiste quasi mai e spesso si aspetta una crisi perchè scegliere è troppo pesante.

La anticipazione della crisi

Ci si immagina continuamente lo scenario peggiore – ad es. si esce per un’ora e si pensa di trovare una tragedia al ritorno a casa; il Cane starnutisce e si immagina che stia avendo un attacco di cuore, etc.

  • La distorsione: “Se immagino il peggio, posso prepararmi ed impedire che mi faccia male
  • La realtà: questo processo si chiama ‘prepararsi al futuro’ e se anche la preparazione pratica può essere utile, vivere emotivamente in una catastrofe futura imedisce di vivere i momenti positivi che accadono nell’immediato ed esaurisce le riserve emotive prima che la crisi arrivi.

Esagerazione correttiva guidata dal senso di colpa

La colpa è una caratteristica distintiva del lutto anticipatorio. Per compensare ciò che temono di non aver fatto i caregiver spesso vanno agli estremi scegliendo trattamenti o interventi aggressivi perchè placano il proprio senso di colpa e non perchè sono migliori per la creatura.

  • La distorsione: “Devo fare tutto il possibile, altrimenti sono una cattiva proprietaria”
  • La realtà: ‘Tutto è possibile’ raramente è la stesso di ‘Tutto è utile’ e decisioni prese per placare il proprio senso di colpa spesso non sono le migliori per la propria creatura.

Un eccesso di responsabilità

Ci si sente l’unica barriera tra il proprio Cane e la morte e ci si blocca su tutto, compreso il dormire, terrorizzati che se anche si chiudono gli occhi un attimo succede qualcosa di terribile.

  • La distorsione: “Devo essere costantemente vigile”
  • La realtà: l’ipervigilanza porta a grande fatica, che compromette il giudizio. Da proprietari si è caregivers, non divinità e per quanto si ami il Cane non c’è modo di dominare ogni aspetto della progressione di una situazione da cui non si può tornare indietro.

Più informazioni non è sempre meglio

Per cercare di calmare l’ansia e lo stress si cercano informazioni alla ricerca di situazioni simili alla propria: forum, gruppi, siti, blog, AI, articoli, altri proprietari, l’educatoore, e chi più ne ha più ne metta. La speranza è trovare un pezzo di informazione che faccia da chiave di volta e apra una strada netta a scelte e decisioni.

In realtà, studi sul decision-making in condizioni di stress mostrano che il sovraccarico di informazioni aumenta lo stress cognitivo e quando la memoria cognitiva è già compromessa dal dolore aggiungere ulteriori informazioni confonde, non chiarisce.

Cercando risposte in modo frenetico e ovunque si corre il rischio, più che un rischio è quasi una certezza, di essere inondati di informazioni contraddittorie – dalle cose meno serie al ‘non mollare’ di qualcuno al ‘perchè non lo addormenti’ di altri – e i troppi input paralizzano; troppo presi dal sentire cosa dicono gli altri e cosa dice Internet, si diventa incapaci di leggere il proprio Cane e di scegliere cosa fare in base alla sua vera condizione.

Sottomettere una mente rapita dallo stress e dal dolore non è possibile, quello che si può fare è persuaderla gentilmente a tornare in uno stato di sicurezza. Per poter gestire e decidere infatti è importante uscire dallo stato di pericolo.

Cosa si può fare dunque?

Ritrovare stabilità

  • Rallentare i tempi: a meno che il Cane non sia in uno stato di emergenza medica acuta (non riesce a respirare, è in uno stato di sofferenza attiva) solitamente si ha più tempo di quanto si pensa. L’urgenza è spesso un sentimento, non un fatto. Può quindi essere utile dirsi ‘Non decido oggi, oggi osservo’.
  • Monitorare l’andamento, non i singoli momenti: il lutto anticipatorio porta a fissarsi sui momenti, i cattivi oltretutto. Più utile invece è monitorare l’andamento e a tal fine può essere utile usare uno strumento tangibile come possono essere un calendario o un quaderno in cui si segnano i giorni “buoni”, i “neutri”, e i “cattivi” e nel giro di 10-14gg si ha un quadro più chiaro e realistico della situazione. Può succedere che la mente dica ‘Il Cane sta soffrendo‘, ‘Che vita è questa’ ma in realtà il calendario indica che su 10gg la maggior parte sono stati buoni o al contrario può confermare un andamento negativo che la mente non voleva riconoscere. Esternalizzare i dati permette di aggirare le distorsioni del cervello.
  • Separare “risolvere” da “curare”: nel fine vita il problema (la mortalità) non può essere risolto. E’ il momento di cambiare obiettivo e invece di macerarsi su come fermare il tempo chiedersi cosa serve perchè il Cane si senta al sicuro e stia il meglio possibile. Si passa dal curare al prendersi cura, in un passaggio che riduce le risposte di pericolo del cervello e mette in condizioni di fare scelte basate sulla qualità vita e non sul panico.
  • Confrontarsi con persone di fiducia che hanno avuto o stanno vivendo una esperienza simile: essere da soli amplifica le paura, confrontarsi con altri che hanno affrontato e gestito la stessa difficoltà può aiutare a mettere le cose in prospettiva.

Amore non paura

Il percorso del fine vita è durissimo e il dolore non si può evitare ma ci si può aiutare a mettersi in uno stato mentale più sereno. Quando sale il panico, bisogna guardare il Cane, non i suoi sintomi, e la risposta di cui si ha bisogno è nella creatura e nel legame fortissimo che si ha con lui/lei.

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Lauretana

La mamma umana di Oban, autrice di Senti chi Abbaia, ama la montagna, leggere e scrivere, ha un debole per la mozzarella. Pensa che i cani siano creature straordinarie e la vita con loro un'esperienza oltre l'immaginabile che, incredibile ma vero, si scopre nella sua straordinarietà ogni giorno, anche dopo tanti anni con il cane.

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