Gli umani tendono a concentrarsi sul risultato: il Cane quando smetterà di fare questo e quell’altro? Quando imparerà a fare questo e quell’altro?
Il Cane però esplora, propone, percepisce e impara a suo modo e l’umano, concentrato sulla volontà di vederlo obbedire, in tempi rapidi, bene e in ogni circostanza non si accorge delle sue iniziative e spinge, esige dal Cane pazienza, controllo e adattamento mettendolo però in situazioni che non è ancora in grado di gestire.
A forza di richieste premature, ripetute e scollegate dal contesto emotivo e dall’ambiente in cui si trova, il Cane diventa stanco, stanco di essere messo in difficoltà, stanco di evolvere in ambienti percepiti come restrittivi, stanco di una relazione in cui si esige prima di costruire fiducia reciproca e non ci vuole molto perchè le ricompense in cibo non compensino più il disagio che sente.
A quel punto l’umano si sente impotente e frustrato, e si comporta di conseguenza ma la responsabilità è sua, ha trascurato l’essenziale: il Cane non è un vaso da riempire, un programma da correggere o un problema da risolvere, è un essere sensibile in crescita, che vive emozioni che hanno bisogno di essere sostenute.
I professionisti cinofili che lavorano con un approccio progressivo basato sullo sviluppo dell’intelligenza emotiva, adattativa e sull’autoregolazione del Cane si scontrano con l’impazienza dei proprietari, il voler andare più veloce del Cane, il chiedere soluzioni immediate a problemi complessi, il confondere mezzi e risultati e il non riuscire a riconoscere i progressi evidenti del proprio Cane.
Ridurre l’educazione positiva a una meccanica di obbedienza in cambio di ricompense è uno svilimento dell’educazione e della relazione umano-canina: (ri)educare il proprio Cane, infatti, significa prima di tutto comprenderlo e aiutarlo, non significa premere perchè il ‘problema’ scompaia così la vita diventa più comoda e facile.
Educare significa offrire sostegno, riconoscere i progressi e dare tempo, per osservare, percepire, sperimentare, sbagliare, riuscire, accompagnato da umani che adattano l’ambiente perché conoscono e capiscono le esigenze del loro Cane.
Il punto cruciale è che il Cane che è aiutato a (ri)costruirsi è molto più di un Cane che obbedisce in cambio di ricompense: è un individuo capace di adattarsi, cooperare e condividere una relazione viva, mai condizionata.
Fonte: Audrey Ventura / @cynoconsult
